Cappello: dai faraoni d’Egitto ai rapper

Ci sono stati tempi in cui l’uomo salutava portando la mano al cappello. Toccando la tesa o alzandolo lievemente dalla testa. Segno di rispetto e deferenza. Cappello è una parola che deriva dal latino cappellus, cappa, usata per proteggere la testa. Nelle diverse civiltà, assume svariati ruoli, divenendo simbolo sociale e culturale. La sua storia ha origini antiche. Si osservano le sue prime forme sul capo del faraone nell’antico Egitto, che lo usava per ricoprire la parrucca. Successivamente, dal Medioevo, al Trecento, dove nasce il cappello moderno, fino al Rinascimento.

Cappello

In seguito, a inizio ‘800, un cappellaio di Londra crea il cilindro che diventa uno dei simboli della città. Si diffonde così la moda del cappello elegante. Nel Novecento è il turno della celebre bombetta. Il suo avvento ricorda la contrapposizione dei personaggi di Walt Disney, il patriarca Paperon de Paperoni e il rampante Rokerduck. Intorno al 1920, anche in Italia il Borsalino soppiantò la Lobbia e fece la fortuna di produttori noti e meno noti, che hanno fatto la storia di questo accessorio.

Il cappello assume molte funzioni: è indossato per proteggersi da sole, neve e pioggia. In inverno aiuta a scaldarsi mentre in estate reca un po’ di sollievo dal solleone. Nel tempo è inevitabilmente divenuto un accessorio di moda poichè è in grado di dettare stili e tendenze. Molti musicisti, attori ed artisti hanno reso il cappello celebre. Da Charlie Chaplin, Federico Fellini fino a Michael Jackson e ai rapper contemporanei. Lo troviamo inoltre spesso in arte, in letteratura e nel cinema. Caratterizza organizzazioni sportive, militari o religiose, basti pensare al baseball, al basco e allo zucchetto. Tuttavia anche la malavita trova la sua cifra nei copricapo icona, dalla coppola al fedora al gang. A chiudere il cerchio, alla testa, non mancano i personaggi di fantasia come il Cappellaio Matto di Alice nel paese delle meraviglie.

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