Gianni Brera e l’eleganza dell’eloquenza calcistica

Non vendo cultura in una boutique, diceva Gianni Brera. Giovan Brera fu Carlo come amava definirisi il celebre giornalista, vendeva cultura sul Guerino o su Il Giorno. Iniziò a scrivere a soli 16 anni, nel 1935. Erano piccoli articoli a commento del campionato della Sezione Propaganda sul settimanale sportivo milanese Lo schermo sportivo. Laureatosi in scienze politiche all’università di Pavia nel 1943, prestò servizio come tenente paracadutista nella Folgore. Dirigerà Il Guerin Sportivo, La Gazzetta dello Sport, la redazione sportiva de Il Giorno e lavoro a Il Giornale con Montanelli e a La Repubblica con Scalfari.

Gianni Brera

Brera diede vita a uno stile giornalistico innovativo, basato sulla sua vena letteraria e sulla sua cultura classica. Introdusse svariati neologismi entrati in modo stabile nel lessico comune e in ambito calcistico come contropiede, melina, goleador. Caratteristici e icastici furono i suoi commenti televisivi in RAI e Telelombardia e copiosa fu la sua produzione letteraria. Scrisse manuali, saggi, romanzi, racconti, pièce teatrali e radiofoniche. Il suo romanzo più celebre fu Il corpo della ragassa che divenne un film diretto da Pasquale Festa Campanile. La sua vita terminò su un’automobile che venne investita da un bolide che ne invase la corsia e lo uccise insieme agli amici Pier Angelo Mauri e Vittorio Ronzoni nel cuore di una notte di quasi inverno di venticinque anni fa.

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